Antonio Carena

Antonio Carena, nato nel 1925 e sempre vissuto a Rivoli, era un personaggio eccezionale, con una vitalità ed un’ironia unici, un portamento da vent’enne controcorrente affiancato dalla capacità di trasmettere gioia di vivere e amore per il “discettare d’arte”. Artista con la A maiuscola, è sempre vissuto abbastanza vicino a Torino per poterne esaminare i fermenti culturali e sufficientemente distaccato per essere in grado di valutarla con quell’ironia bastevole per non lasciarsi coinvolgere da situazioni troppo forti o dubbie.

Antonio Carena, all’interno della generazione di artisti che si è formata nel difficile dopoguerra italiano, in una Torino allora unita nell’ideologia della “ricostruzione”, dopo un’iniziale pratica decorativa all’interno della sua famiglia, iniziò gli studi all’Accademia Albertina e scelse la Scuola di Pittura tenuta da Enrico Paulucci aperta al colorismo fluido e vibrante. Già nel 1949 Carena partecipò alla “I Mostra Art Club Internazionale”, un’importante rassegna itinerante presentata da Albino Galvano a Palazzo Carignano, che poneva in relazione gli artisti torinesi con quelli scelti dagli organizzatori-Prampolini, Beck, Batiss e Jarema a Roma-e presentava, tra le altre, opere di Burri, Turcato, Spazzapan, Dorazio, Severini, Sironi.
Già in questo primissimo periodo, la pittura di Carena superava fortemente le declinazioni neocubiste in auge e si dirigeva verso un’astrazione a impianto strutturale ampio e spaziale, a stesure cromatiche scure, con cadenze vicine a Soulages. Invitato, appena venticinquenne, alla XXV Biennale di Venezia del 1950, vi espose La Finestra del 1949. In quegli anni veniva a contatto con le recenti ricerche dell’action painting nordamericana e recependone pienamente le innovazioni, esponeva nel 1951, al “Premio Dino Uberti” all’Accademia Albertina, le prime Grate nere che caratterizzavano la crisi esistenziale del 1950-’53. Già allora emergeva la volontà da parte dell’artista di lasciar affiorare “ciò che si vedeva attraverso” e la volontà, non ancora esplicita ma forte, di voler ‘scardinare’ i luoghi comuni, i dettami.